{"id":336,"date":"2017-08-04T10:31:57","date_gmt":"2017-08-04T08:31:57","guid":{"rendered":"http:\/\/ideasicilia.it\/?p=336"},"modified":"2017-08-07T10:25:35","modified_gmt":"2017-08-07T08:25:35","slug":"336-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ideasicilia.it\/336-2\/","title":{"rendered":"Aree Interne: il punto di vista di Maurizio Carta"},"content":{"rendered":"<p>Quello sulle aree interne siciliane \u00e8 un lavoro costante. Sono tante le implicazioni sociali, economiche, culturali e tante le potenzialit\u00e0 inespresse di questi territori su cui Roberto Lagalla e Idea Sicilia stanno lavorando. Una lunga conversazione con <strong>Maurizio Carta, <\/strong>presidente della Scuola Politecnica dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, aiuta a chiarire lo scenario regionale e le strategie su cui lavorare.<\/p>\n<p>\u201cIl primo passo potrebbe innanzitutto essere quello di mappare con cura le aree interne della Sicilia \u2013 spiega Carta \u2013 alla ricerca di tracce di innovazione, di esperimenti di sviluppo locale, di scintille di creativit\u00e0, partendo da alcune pratiche di grande interesse. Fra gli esempi i pi\u00f9 virtuosi c\u2019\u00e8 sicuramente quello delle <strong>Madonie<\/strong>, con la lunga sperimentazione di un modello insediativo sociale ed economico di tipo policentrico, avviato prima ancora che venisse lanciata la Strategia Nazionale per le Aree Interne. Si tratta di un sistema territoriale dove tutti i Comuni creano una grande rete urbano-rurale e ciascuno si specializza in particolari funzioni, garantendo e migliorando la connessione e la mobilit\u00e0. Questa \u00e8 una fra le esperienze di sistema pi\u00f9 importanti, poich\u00e9 la lunga durata permette di valutare esiti concreti e criticit\u00e0, pi\u00f9 recentemente qualche altra sperimentazione hanno iniziato a farla i Comuni del <strong>Val di Noto<\/strong>, riconosciuti Patrimonio dell\u2019Umanit\u00e0 dall\u2019Unesco, ma non arrivando ai livelli di solidit\u00e0 teorica e pratica delle Madonie.<br \/>\nPoi ci sono le tante iniziative di successo che oggi formano in Sicilia una potente costellazione di innovazione locale, come il <strong>FARM Cultural Park<\/strong> di Favara che \u00e8 oggi una delle iniziative pi\u00f9 longeve e ormai un paradigma della rigenerazione urbana e umana, tutto il sistema della rigenerazione delle cave di Mazara del Vallo portato avanti dagli straordinari ragazzi di <strong>Periferica<\/strong>. Alcuni esperimenti li stanno facendo i Comuni del <strong>Belice<\/strong>, Salemi, Menfi, Poggioreale, Gibellina, etc., sulla scia del modello delle Madonie. Gi\u00e0 il fatto di avere costituito la <strong>Rete Museale Belicina<\/strong> testimonia la volont\u00e0 di collegare i beni culturali e la necessit\u00e0 di lavorare a sistema per la loro valorizzazione. Anche <strong>Aliminusa, Cianciana, Gangi, Sambuca di Sicilia, Petralia Sottana<\/strong> hanno avviato iniziative sperimentali di sviluppo basato sulle risorse locali e sul concetto di \u201ccomune imprenditivo\u201d Qualche altra iniziativa si annovera nel <strong>territorio dei Sicani<\/strong>, intorno a <strong>Bivona<\/strong>, segnalando in particolare le esperienze legate all\u2019insediamento del Polo Universitario di Ricerca di Bivona e Santo Stefano Quisquina, dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, un motore di sviluppo locale sostenibile fondato sulle risorse culturali e sull\u2019efficienza energetica da fonti rinnovabili.<\/p>\n<h4 style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Esistono per\u00f2 molte aree della Sicilia ancora vergini, che avrebbero bisogno di azioni strategiche per valorizzare le risorse naturali, paesaggistiche e culturali.<\/span><\/h4>\n<p>Una di queste \u00e8 sicuramente l\u2019<strong>area del nisseno<\/strong>, che dovrebbe cominciare a ragionare in termini relazionali, guardano alle zone costiere del Tirreno, alle zone dell\u2019agrigentino e dell\u2019ennese, per fare diventare la sua centralit\u00e0 geografica una centralit\u00e0 di senso e di sviluppo, oltre che economica. Una dorsale centrale di territori intermedi che possa fungere da cerniera tra la Sicilia occidentale e quella orientale, intercettando flussi esistenti e stimolandone altri attraverso un\u2019offerta di produzioni e servizi.<br \/>\nE poi quella dei <strong>Nebrodi<\/strong>. Si tratta di un territorio straordinario, unico, ma con un difficile rapporto tra montagna e mare, uno di quei luoghi della Sicilia che deve iniziare a pensare di non poter stare dentro il perimetro di una citt\u00e0 metropolitana, come quella di Messina, ma identificarsi in un sistema ad arcipelago. I Nebrodi, secondo me, hanno una grande occasione, quella di ripensare ai Comuni pi\u00f9 interni o di mezza costa come sistemi insediativi in cui sperimentare forme di case-albergo, di residenza stagionale di lungo periodo, luoghi in cui si pu\u00f2 tornare a mettere insieme agricoltura di qualit\u00e0 e produzioni locali. <strong>Ci sono tanti elementi per trasformare questi territori in luoghi da cui non si scappa ma in cui si resta, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una naturale economia territoriale<\/strong>, anche grazie alla presenza di piccoli centri urbani di grandissimo interesse.<br \/>\nE poi ci sono gli <strong>arcipelaghi insulari, le Eolie, le Egadi, le Pelagie<\/strong>, che hanno bisogno di essere ripensati e al momento presentano le stesse fragilit\u00e0 delle aree interne. Ad esempio, le Isole Eolie, dal punto di vista culturale, turistico e vulcanologico, sono di grande interesse eppure vanno avanti con un turismo che non \u00e8 certamente di qualit\u00e0, spesso eroditore della loro bellezza, alla spasmodica ricerca di siti da fotografare piuttosto che di luoghi da abitare.<\/p>\n<h4 style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Non pi\u00f9 aree interne come periferie ma come nuovi centri, nuovi punti strategici per una rinnovata economia della cultura.<\/span><\/h4>\n<p>Per me \u00e8 prioritario smettere di parlare di \u201caree interne\u201d, perch\u00e9 questa visione \u00e8 figlia di un modello che guardava in modo esclusivo alle citt\u00e0 capoluogo e alla costa come motori di sviluppo e che guarda a tutto il resto come periferia, con un atteggiamento un po&#8217; paternalista. Oggi \u00e8 invece necessario modificare la percezione sociale dei territori montani e agricoli, delle aree costiere non urbane, dei paesaggi rurali, rinnovando la struttura economica e la dinamica demografica di questi territori, grazie anche ad alcune intuizioni degli anni \u201960 e \u201970, che guardavano alle <strong>aree interne come zone rilevanti per il nostro sviluppo<\/strong>. La Sicilia aveva intuito la direzione giusta \u2013 il \u201cmare interno\u201d lo chiamava Carlo Doglio \u2013 ma poi \u00e8 arrivata l\u2019industrializzazione selvaggia e miope e si \u00e8 ritenuto che queste zone potessero essere spopolate a vantaggio dei grandi attrattori urbani industriali, imitando un modello industriale inadatto alla Sicilia.<br \/>\n<strong>Oggi si pu\u00f2 pensare ad una radicale trasformazione del modello di sviluppo siciliano in modo sostenibile, con interventi capaci di generare risorse.<\/strong> Pensiamo, ad esempio, a tutto il settore delle energie da fonti rinnovabili, che nei territori interni trova pi\u00f9 facilmente spazio e possibilit\u00e0 di sperimentare nuove forme di riqualificazione ambientale, ma anche di recupero di edifici storici e di nuovi modelli agricoli, si pensi alla grande opportunit\u00e0 del ciclo integrato delle biomasse, oggi di grande interesse per ripensare una economia circolare per i territori rurali.<\/p>\n<h4 style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Recuperare i centri urbani significa creare le condizioni affinch\u00e9 sia conveniente rimanere in quei luoghi e sia possibile generare nuovi flussi insediativi.<\/span><\/h4>\n<p>Dal punto di vista burocratico bisogna cercare di creare maggiori incentivi, facilitazioni e nuove strategie. Ad esempio, una potrebbe essere quella di far diventare <strong>una politica regionale la vendita di case a 1 euro, portata sino ad oggi avanti per iniziativa di singoli Comuni, fra cui Salemi, Gangi, Favara e ora Menfi<\/strong>. \u00c8 chiaro che la riqualificazione, e il conseguente interesse all\u2019investimento in recupero edilizio, si compie solo se le persone tornano ad abitare i centri storici, se si riattiva un ciclo di vita alternativo alla grade citt\u00e0. E poi ci sono i borghi della riforma agraria, del periodo fascista, luoghi di una bellezza incommensurabile che potrebbero diventare delle piccole comunit\u00e0 autosufficienti, luoghi sperimentali per nuove forme di socialit\u00e0, mini-citt\u00e0 connesse ai grandi centri grazie anche alla banda larga.<\/p>\n<h4 style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Questi borghi potrebbero essere rivalutati grazie all\u2019attraversamento di piste ciclabili: un altro possibile indotto economico da non sottovalutare.<\/span><\/h4>\n<p>A proposito di<strong> turismo ciclabile<\/strong>, ci sono tante iniziative di successo, in Italia \u2013 si pensi a Vento, la ciclovia del Po \u2013 come in Europa, e da poco anche in Sicilia, e l\u2019UE dispone di grossi finanziamenti a riguardo. La nostra Regione pu\u00f2 essere facilmente attraversata da reti ciclabili, ad esempio utilizzando le ferrovie dismesse e le vecchie strade provinciali. <strong>Questo permetterebbe di far attraversare borghi solitamente lontani dalle classiche mete turistiche<\/strong>, <strong>generando nuove dinamiche economiche<\/strong> in zone di grande interesse paesaggistico e non solo. Si tratta di iniziative non solo eticamente corrette ma soprattutto economicamente, \u00e8 infatti dimostrabile come queste azioni abbiano, potenzialmente, un moltiplicatore dello sviluppo molto ampio, basta guardare alle numerose esperienze europee gi\u00e0 in atto da anni, soprattutto in Germania.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><strong><span style=\"color: #ff9900;\">Il tema dell\u2019economia della cultura \u00e8 oggi molto importante, \u00e8 quello su cui dovrebbe puntare la Sicilia, in maniera intelligente e sistemica, con un preciso piano di sviluppo dei territori.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>La Sicilia da troppo tempo non esplicita il suo naturale modello di sviluppo, ci sono documenti pieni di obiettivi e azioni, di misure e di risorse economiche, ma dove tutto questo atterri, dove \u00e8 opportuno che si svolgano le iniziative non viene mai definito, come se fosse indifferente. <strong>Invece c\u2019\u00e8 differenza tra spendere soldi e investire risorse, perch\u00e9 se determinate azioni regionali si realizzano nei luoghi giusti allora stiamo investendo risorse che saranno generatrici di nuove economie<\/strong>, se invece realizziamo anche una buona azione di riqualificazione in un luogo inadatto, allora stiamo solo spendendo dei soldi senza nessun ritorno. Spesso alimentando conflitti con altre iniziative, con altre vocazioni. Da questo punto di vista la Regione va ridisegnata completamente, redigendo un piano-programma di sviluppo a partire dal territorio, dalle sue identit\u00e0 e dalle sue comunit\u00e0\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello sulle aree interne siciliane \u00e8 un lavoro costante. Sono tante le implicazioni sociali, economiche, culturali e tante le potenzialit\u00e0 inespresse di questi territori su cui<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":338,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[29,38,7,30,40,39,8,41],"yoast_head":"\n<title>Aree interne: il punto di vista di Maurizio Carta per Idea Sicilia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Roberto Lagalla e Idea Sicilia sono a lavoro per le prossime elezioni regionali. 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