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È forte nei siciliani la percezione che la politica sia sempre più distante dalle reali esigenze dell’isola e dei suoi cittadini. Le rivoluzioni annunciate si sono trasformate in bieca conservazione. I cittadini si ritrovano con una politica locale inadeguata e la realtà nazionale, europea e internazionale mai così distante. La Sicilia è scesa all'ultimo posto fra le regioni italiane mentre il resto del mondo ha ricominciato a crescerci intorno a ritmi sostenuti. Tutti gli indicatori (SVIMEZ, ISTAT etc.) segnalano che la Sicilia, dopo aver toccato il fondo, non si risolleva da una crisi ormai più che decennale.

È il momento di chiedersi perché. È il momento di invertire la rotta.

Occorre percorrere strade nuove e coraggiose. Colmare il divario tra le diverse aree del Paese deve essere una priorità. Spesso i grandi cambiamenti trovano resistenze a causa dei costi che impongono a importanti segmenti della società. Ma non si può rinunciare al cambiamento. La sfida è proprio quella di distribuire i costi del cambiamento in maniera equa, garantendo che ciò accada nel minor tempo possibile. La "società assistita" tipica del meridione italiano ha bruciato risorse ed energie, mentre i sistemi concorrenti si attrezzavano investendo risorse in infrastrutture, in grado di farli competere nel nuovo mondo globalizzato.

Solo un radicale progetto di cambiamento, capace di proiettare la Sicilia in questo nuovo scenario, può restituire un futuro di qualità ai suoi giovani. Le imprese devono tornare a investire per creare spazi di crescita e di partecipazione. Attraverso l'internazionalizzazione dell'economia, l’informatizzazione delle pubbliche amministrazioni e dei servizi, la creazione di infrastrutture moderne. La Sicilia, forte di una recuperata e sostenibile identità autonomistica, deve trovare al suo interno le forze per attuare un cambiamento di qualità, orientando le grandi e necessarie trasformazioni dell’economia in modo da non lasciare indietro nessuno.

Occorre un grande sforzo di programmazione, proiettare lo sguardo lontano, per individuare i grandi settori strategici su cui concentrare l’impegno: oltre alle infrastrutture, l’agricoltura, l’energia, il turismo, i beni culturali, i servizi sociali. Serve un’economia leggera capace di adeguarsi a trasformazioni sempre più rapide. Ma prima di ogni altra cosa vale la posizione strategica dell’Isola, come porta dell'Europa e piattaforma logistica sul versante in cui il mondo si sta sviluppando: lungo l'asse fra il canale di Suez raddoppiato e Gibilterra si muove ormai buona parte dell'interscambio mondiale. E non si può dimenticare il naturale contributo al dialogo e alla convivenza interculturale che la Sicilia può dare, per un'efficace mediazione sul confine più critico dell’incontro fra culture e religioni di tre continenti. Persino la spinta migratoria può e deve essere trasformata in motore di sviluppo. Non può più essere, infatti, solo oggetto di speculazione, politica ed economica, sulla pelle di chi emigra. Alla società assistita, è venuto il momento di sostituire una società competitiva e solidale. Dal blocco di potere costruito su clientele alimentate da una spesa pubblica ormai in esaurimento, occorre passare allo smantellamento dei grumi del soffocante accentramento politico-burocratico.

Occorre avvicinare le istituzioni al territorio, valorizzando Comuni, Enti intermedi, Aree metropolitane, forme organizzate della società civile. Occorre individuare una classe dirigente fatta di volti nuovi, affidabili, di collaudata correttezza, di provato equilibrio, moralità, esperienza, professionalità e cultura di governo. Occorre proporre individui dotati di reale capacità di mediazione, per realizzare ampie convergenze su obiettivi comuni, né di destra né di sinistra, non "contro" ma "sopra" e "oltre" i partiti e le coalizioni attuali.

Occorre riunirsi intorno a un'ampia INTESA CIVICA che mobiliti le energie migliori della società, della cultura e dell'economia siciliane. L'appello lanciato da Idea Sicilia, un gruppo di siciliani liberi, è rivolto a tutti quelli che vogliono tornare ad esserlo. Mira a rompere la gabbia della pigrizia e dello scetticismo, a non cadere nella sterile protesta del non-voto o in quella distruttiva del voto per dispetto. È un invito a unirsi per affrancare la Sicilia da un destino di sottosviluppo, facendole recuperare dignità, credibilità e prosperità. Ciascuno nel proprio ruolo e tutti insieme, POSSIAMO.


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